Il flauto dolce e i primi concerti
La mia prima esperienza formale con la musica sono state le lezioni di flauto dolce con mia zia Sara Modigliani — ancora le ricordo con grande affetto — e poi con Umberto Orellana alla SIFD, la Società Italiana del Flauto Dolce. Ho dei ricordi… ero molto piccolo, avrò avuto forse 4-5 anni, dei ricordi di concerti in una piccola orchestra di flauti dolci.
Il CIMA e la passione per Bach
Altro momento importante, sicuramente, i concerti del CIMA, il Centro Italiano di Musica Antica. Mio padre cantava nel coro del CIMA e mi ricordo da bambino che andavo ad assistere alle prove e poi ai concerti, proprio alla Chiesa Valdese di piazza Cavour, dove ora dirigo la maggior parte dei miei concerti…
In particolare ricordo la Passione Secondo Giovanni di Bach, un concerto che ho amato tantissimo. Ne fecero una registrazione su audiocassette — all’epoca si usavano le cassette — e queste cassette le ho consumate da quanto le ho ascoltate. Chiesi subito di avere in regalo anche la Passione Secondo Matteo, sempre in musicassetta, e anche questa fece una brutta fine perché la consumai da quanto l’avevo ascoltata.
Nonno Vito e la musica
Poi mi ricordo lunghe chiacchierate con Nonno Vito, il quale era un ingegnere ed era diplomato in violino. Anche se quando io ero bambino non l’ho mai sentito suonare dal vivo, so che suonava però molto bene e oggi il suo violino è andato nelle mani di mio figlio, che lo fa cantare forse bene quanto il suo bisnonno…
Mi ricordo grandi chiacchierate e scambi di idee sulla musica con Nonno Vito. Aveva un modo appassionato di pensare alla musica e mi raccontava tantissimi dettagli, tantissime relazioni fra la musica e la matematica, che erano le sue due grandi passioni, ed è stata veramente una grande ispirazione per me.
Le prime lezioni di pianoforte
Poi mi ricordo le prime lezioni di pianoforte con Steve Roach: aveva un metodo particolare, perché seguiva dei metodi americani basati su musiche popolari americane che a me personalmente non piacevano. Io invece ero un grande appassionato di Bach, volevo fare tanto Bach.
Mi ricordo anche una cosa che ho odiato tanto durante le lezioni con Steve Roach: il Microcosmos di Béla Bartók, che adesso invece apprezzo moltissimo e che uso anche con i miei allievi, perché non lo capivo… e anche perché il metodo che aveva adottato Steve con me era quello di leggerlo solamente durante la lezione, come esercizio di lettura. E io ero troppo piccolo, non riuscivo a capire nulla di quello che facevo.
Le crisi e il diario
Ci sono state tante crisi e a un certo punto ho pensato che il pianoforte non era per me. Mi ricordo che erano sempre i miei nonni che poi mi dicevano che se avessi smesso me ne sarei pentito poi da grande. Devo dire che devo ancora ringraziarli.
Dopo una pausa di forse un anno o due ho cambiato insegnante e ho studiato per un periodo con Vera Gobbi Belcredi. È stato un momento particolarmente difficile. Io avevo 11 anni e lei ne aveva 82. Era stata allieva di Alfredo Casella, era stata una pianista prodigio, diplomata a soli 14 anni…
Forse la differenza d’età era troppa: io non riuscivo a capire cosa lei volesse. Mi apprezzava perché mi diceva che ero dotato ma mi sgridava perché diceva che non studiavo.
Forse all’inizio, a 11 anni, era anche vero: come tutti i ragazzi di 11 anni non avrei passato ore e ore a studiare il pianoforte. Ma ad un certo momento mi sono impuntato. Ricordo che avevo preso un piccolo quaderno che era come un diario, anzi era diventato un po’ il sostituto dell’insegnante: l’insegnante mi sgridava e io mi sgridavo da solo sul diario.
E prendevo una bella teiera piena di tè verde, la poggiavo sul pianoforte e passavo ore tenendomi sveglio con il tè a cercare di capire, a cercare di risolvere i problemi e a prendere appunti o a sgridarmi sul diario.
Un'esperienza difficile
Dico la verità, fui cacciato più volte dalla lezione; mi disse più volte: “Non tornare più, lascia stare, tanto non ce la puoi fare”. E ricordo sempre che l’intermediaria che mi faceva riaccogliere era sempre mia nonna, perché si era scoperto che da giovani, moltissimi anni prima, si erano incontrate su un ponte a Roma ed erano state presentate l’una all’altra, cosa che ricordavano entrambe con divertimento.
In virtù di questa simpatia mia nonna riusciva sempre a farmi tornare a lezione. Dico la verità: sempre con poco successo, è stato un periodo di grande frustrazione.
Oggi da adulto apprezzo molte cose che probabilmente cercava di insegnarmi — in un modo che però io all’epoca non riuscivo a capire — tuttavia, ecco, non è stata una bella esperienza.
La scelta della musica
Poi c’è stato il momento cruciale: tutto il mio percorso pianistico si è svolto in parallelo alla scuola, al liceo classico. E quando ho finito il liceo si è posto il problema: “Cosa faccio nella vita?” Un problema che ci poniamo tutti noi che studiamo musica.
Questa domanda mi ha tormentato a lungo perché era molto difficile decidere di fare davvero il musicista. Allora ho deciso di cominciare anche l’università, ma… il corso di Storia della Musica. Avevo deciso che in qualche modo tutto quello che facevo doveva ruotare intorno alla musica. E ho continuato così.
Dell’università probabilmente sono stato uno dei migliori finanziatori, perché sono stato iscritto molto a lungo — dal momento che facevo anche molte altre cose, davo un esame ogni tanto, quando potevo. Però ecco, alla fine è arrivata anche la laurea in Musicologia.
Musica da camera e l’incontro che cambia la vita
Un altro grande capitolo è stato il corso di musica da camera al Conservatorio con il maestro Luciano Cerroni. Tre anni da interno al Conservatorio di Santa Cecilia e tante altre importanti esperienze.
Ho potuto studiare tanta musica da camera insieme ad altri strumenti, ho conosciuto tanti altri musicisti, ho potuto confrontarmi…
E poi ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie, nonché madre di mio figlio.
Fu proprio un concerto organizzato dal maestro Cerroni, in collaborazione con la classe di canto, che mi fece incontrare quella che poi è diventata mia moglie. Tant’è vero che quando ci siamo sposati abbiamo invitato il maestro Cerroni scrivendogli: “Maestro venga, perché in fondo è stata colpa sua.
Accordatura e tecnologia del pianoforte
Poi c’è stato il corso di accordatura e tecnologia del pianoforte, sempre al Conservatorio di Santa Cecilia, che mi ha aperto gli occhi — anzi, le orecchie — su molte cose.
Ho capito come funziona il pianoforte, la sua meccanica, il suo funzionamento, come si accorda…
Il sogno della direzione d’orchestra
La direzione d’orchestra è stato un sogno nascosto nel cassetto, forse da sempre.
Mi ricordo pomeriggi interi passati, oltre che a consumare nastri e poi a rovinare CD, ad ascoltare musica… ma anche chiuso in camera con la musica nelle cuffie a fingere di dirigere orchestre immaginarie che soltanto io vedevo.
Mi ricordo di me davanti all’armadio o davanti al muro che facevo qualcosa che non sapevo esattamente come si facesse, però era quello che cercavo di fare.
Ero talmente preso dall’espressione della musica che avevo bisogno di fare dei movimenti, avevo bisogno di esprimerla con tutto il corpo.
Mi ricordo anche che saltavo, mi muovevo… ovviamente con la stanza chiusa, in modo che nessuno mi potesse guardare.
Mi vergognavo, ma neanche troppo.
Da ragazzo usavo spesso la bicicletta come mezzo di trasporto e giravo praticamente tutta Roma.
Avevo le cuffie, ascoltavo musica o la immaginavo, e — lo so, non si dovrebbe — spesso toglievo le mani dal manubrio per “dirigere” anche mentre pedalavo.
Avevo imparato ad andare senza mani, quindi potevo permettermi di farlo… almeno fino al momento di frenare.
Ma chi mi vedeva sfrecciare per Roma agitando le braccia nel nulla avrà sicuramente pensato che ero mezzo matto.
Una proposta inaspettata
Questa cosa della direzione è rimasta lì, nel cassetto.
Ho sempre avuto paura che non fosse qualcosa di possibile per me.
Fare direzione d’orchestra in Conservatorio mi sembrava un percorso molto complicato: bisognava anche studiare composizione, e io non avevo nessuna voglia di farlo.
Insomma, c’era qualcosa in quel percorso accademico che mi teneva lontano — anche se l’amore per l’orchestra cresceva sempre di più.
Cori e orchestra giovanile
Nel frattempo ho avuto la fortuna di cantare per lunghi anni in cori polifonici, piccoli e grandi:
con La Frottola, il gruppo di musica antica diretto da mio padre, con Eximia Forma diretto dal maestro Carmelo Piccolo, e anche con il Nuovo Coro Lirico-Sinfonico Romano del maestro Stefano Cucci.
Esperienze straordinarie di ascolto e coralità.
E poi c’è stata l’esperienza nell’Orchestra Papillon, come tutor e pianista.
Un’orchestra giovanile fondata da carissimi amici, nella quale ho imparato tantissimo stando a stretto contatto con l’orchestra vera, dal vivo, ogni settimana.
E mi sono sempre più innamorato di quell’universo.
Scuola Navarro Lara
E l’occasione è arrivata per caso, come spesso accade.
Un giorno qualcuno mi ha mandato una mail con un invito a conoscere la Scuola Internazionale di Direzione d’Orchestra del maestro Francisco Navarro Lara, una scuola interamente online.
Quando ho letto questa cosa sono rimasto sconvolto.
Direzione d’orchestra, online?
Era una proposta talmente assurda che… mi ha incuriosito.
Così tanto che, dopo un po’ di tempo a pensarci, ho deciso: “e se fosse la volta buona?”
Sono andato a conoscere di persona il maestro, a un incontro in Spagna con tanti altri allievi, e lì è scattato qualcosa.
Sono rimasto folgorato. E da lì è cominciato tutto.
L’orchestra e il futuro
Ho iniziato a frequentare i corsi, a studiare, a mettermi in gioco, a radunare musicisti.
Così è nata l’Orchestra ICNT. Poi è arrivato anche il Diploma ABRSM in direzione d’orchestra…
La strada è ancora lunga, ma è una cosa che mi diverte infinitamente.
Conclusione
Questa è la mia storia.
Spero che in qualche modo ti abbia interessato — magari anche ispirato.
Perché la cosa importante è non fermarsi mai. Continuare a crescere.
E quindi… viva la musica!