diario del direttore
Diario del direttore n.9 – Il meglio possibile
Una sinfonia difficile, un organico sbilanciato e una prova complessa. Non tutto ha funzionato, ma il lavoro è rimasto sempre lucido e condiviso.
La K.543 è una sinfonia più difficile di quanto sembri.
E questa volta lo si è sentito subito.
La prova è stata intensa, ma anche complicata fin dall’inizio, soprattutto per l’equilibrio dell’orchestra. Mancavano diversi violinisti, in particolare tra i primi, e questo ha inciso in modo evidente sul suono complessivo.
La spalla, che non conoscevo, si è trovata in difficoltà. Non tanto per mancanza di impegno, ma perché il ruolo richiede una sicurezza che in questo caso non c’era, e questo ha generato una certa tensione anche nella sezione.
I violini primi sono stati il punto più fragile: molta insicurezza, intonazione spesso instabile e difficoltà a reggere alcune situazioni esposte.
I secondi invece hanno retto molto meglio, e in generale il resto degli archi ha funzionato in modo abbastanza solido.
I fiati sono stati nel complesso il punto più solido della giornata, anche se non senza qualche sbavatura.
C’è stata, ad esempio, un’entrata in ritardo dei fagotti alla fine dell’Adagio iniziale, piccolo episodio ma abbastanza evidente.
Clarinetti e fagotti sono comunque rimasti affidabili per gran parte del lavoro, e anche ottoni e timpani hanno dato stabilità all’insieme.
Il flauto ha avuto qualche momento meno preciso, soprattutto negli acuti, e ha mancato un breve intervento nel primo movimento, ma nel complesso la sezione ha sostenuto bene la struttura della sinfonia.
Nonostante queste difficoltà, la prova è rimasta sempre in un clima di lavoro positivo.
Era importante non lasciare spazio a nervosismo o frustrazione, e credo che questo abbia fatto la differenza. Abbiamo lavorato con lucidità, cercando di costruire il più possibile nelle condizioni che avevamo.
Il concerto ha risentito inevitabilmente di questi equilibri.
I violini primi sono rimasti il punto più esposto, e alcune imprecisioni si sono sentite.
Ma allo stesso tempo la sinfonia ha trovato una sua coerenza, pur con alcune imprecisioni evidenti, soprattutto grazie alla tenuta generale dell’orchestra.
Il pubblico ha seguito con attenzione sia la prova che il concerto, e la risposta è stata molto positiva.
Questo, come sempre, cambia molto la percezione complessiva della serata.
È stato un lavoro difficile, non sempre riuscito, ma mai superficiale.
E anche in questo caso, per tutta la durata del concerto, non abbiamo mai smesso di fare musica insieme.