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Un’intervista possibile
Conversazione tra Daniele Camiz e ChatGPT sulla Mozart Symphonies Challenge: dirigere tutte le sinfonie di Mozart con una sola prova aperta al pubblico.
Un’intervista possibile
Conversazione tra Daniele Camiz e ChatGPT sulla Mozart Symphonies Challenge
Nota editoriale
Questa non è un’intervista tradizionale.
È una conversazione reale, nata da una serie di domande formulate da ChatGPT e da risposte spontanee e non preparate di Daniele Camiz.
Il dialogo che ne risulta attraversa la Mozart Symphonies Challenge: la sua origine, il rischio strutturale del progetto, il lavoro con l’orchestra, il ruolo del pubblico, il rapporto con Mozart e il fare musica oggi.
Nessuna finzione giornalistica: le domande sono generate da uno strumento di intelligenza artificiale, le risposte sono autentiche.
Il testo è presentato integralmente, mantenendo tono, ritmo e oralità, come testimonianza di un pensiero in atto.
Domanda 1 — La nascita della Challenge
La tua Mozart Symphonies Challenge non è “solo” l’integrale delle sinfonie: è un format unico, quasi sportivo.
Una sola prova, nel pomeriggio, aperta al pubblico e trasmessa in diretta streaming; e poche ore dopo, il concerto.
Qual è stata la scintilla che ti ha portato a creare questa formula così audace?
Daniele Camiz
Guarda, la prima scintilla è scoccata durante il mio percorso di studio alla Escuela de direccione de orquesta del Maestro Francisco Navarro Lara. Francisco ci ha dato una serie di consigli su come costruire la nostra “carriera” e uno di questi era di specializzarsi in qualcosa che nessun altro fa. Uno degli esempi era (cito il senso, non le parole esatte): “la maggior parte dei direttori ha diretto alcune sinfonie di Haydn o Mozart, ma quanti le hanno dirette tutte?” Poi l’esperienza delle masterclass estive con lui, con l’orchestra OIDO (Orquesta Internacional de Directores de Orquesta) che doveva mettere insieme un concerto in poche prove, proprio come fanno le orchestre professionali. E infine l’esperienza del Concurso Internacional de Direccion de orquesta 3.0: per partecipare ho dovuto registrare dei brani con un’orchestra di amici… e per non scomodarli troppo ho dovuto fare prova e registrazione nello stesso giorno….e ho visto che tutti eravamo superconcentrati e produttivi…..
Domanda 2 — Dalla scintilla all’idea concreta
Dalla tua risposta emerge un filo rosso:
• l’idea di specializzarsi in qualcosa che nessuno fa,
• la pratica di lavorare in pochissime prove come nelle orchestre professionali,
• l’esperienza sorprendentemente positiva di “prova + registrazione nello stesso giorno”.
A quel punto, però, la tua sfida aggiunge due elementi che cambiano completamente lo scenario: la prova aperta al pubblico e la diretta streaming.
E allora ti chiedo: quando hai capito che la sfida vera non era soltanto dirigere tutte le sinfonie, ma farlo davanti al pubblico mentre le costruisci? E che cosa volevi dimostrare — a te stesso, ai musicisti, e al pubblico — includendo questa trasparenza radicale nel processo?
Daniele Camiz
Da una parte c’è il desiderio di mostrare il lavoro mio e dell’orchestra senza veli. Molte volte, nella mia esperienza di corista semiprofessionista, mi sono resoconto che spesso i miei colleghi musicisti e direttori pensano alla prova come uno spazio sacro inviolabile, da tenere nascosto, o per pudore nel mostrare gli errori, le imperfezioni e i difetti che in prova sono necessari e inevitabili, o per tenere nascosti i segreti del mestiere….invece la prova per me è un momento di grande creatività, collaborazione e spesso può dare emozioni anche più importanti del concerto: come ascoltatore sono avido di sentire e vedere come lavorano i musicisti, per imparare! E mi è venuto spontaneo volerlo offrire anche al pubblico. Poi c’era anche una questione pratica…Nel caso del concorso il fine era registrare il risultato alla fine, sperando che fosse il meglio possibile. Allora ho pensato che non avrei potuto chiedere lo stesso impegno a registrare….ho riflettuto e mi è venuto in mente che se il pubblico è presente, tutti i musicisti vogliono dare il meglio (per vincere il pudore di cui sopra) e sapere che poi c’è un vero concerto alla fine mette in moto risorse nascoste e inattese.
«…la prova per me è un momento di grande creatività, collaborazione e spesso può dare emozioni anche più importanti del concerto…»
Domanda 3 — Il rischio come motore artistico
Nella Mozart Symphonies Challenge il rischio è strutturale:
una sola prova, davanti al pubblico, sapendo che poche ore dopo si suona davvero.
Molti direttori fuggirebbero da questa pressione, ma tu sembri usarla come carburante.
Che cosa succede dentro l’orchestra e dentro di te in quella situazione? Come cambia l’energia, la concentrazione, il rapporto con gli errori, e perfino la comunicazione musicale?
Daniele Camiz
Più una domanda è una radiografia…ahaha! Per me succedono magie! Prima di tutto se so che ho solo quella prova, devo studiare a casa la mia parte, non ci sarà il tempo di impararla durante la prova. Poi bisogna andare subito al sodo, alle questioni davvero importanti, che possono essere difficoltà tecniche, problemi di equilibrio sonoro, fraseggio, carattere, decisioni da prendere sugli abbellimenti, sui ritornelli ecc. e il bello è che vanno risolti subito e concretamente. Devo essere rapido a definire il problema e a trovare una soluzione, anzi i problemi li devo prefigurare prima! Poi c’è la fatica: la prova inizia alle 15 e il concerto è alle 20 dopo 3-4 ore di prova… saremo tutti stanchi, quindi dobbiamo usare tutte le strategie possibili per risolvere i problemi senza stancarci troppo. Il rapporto con gli errori è come dovrebbe essere sempre: sereno. Si sbaglia, punto. Sappiamo anche che l’esecuzione in concerto non sarà perfetta (ma non è quello lo scopo) quindi è inutile arrabbiarsi. Uno degli elementi fondamentali del lavoro in orchestra e con l’orchestra è la serenità che consente la collaborazione e favorisce il terreno dove la magia può nascere (Music is magic è il mio motto…!). Anche la comunicazione con l’orchestra e con il pubblico è influenzata da questo: noi ci mettiamo a nudo e lo facciamo con semplicità. Ad ogni prova e ad ogni della Mozart Symphonies Challenge presento il progetto al pubblico, raccontando queste cose e spiegando che noi semplicemente mostriamo quello che siamo riusciti a fare nel pomeriggio.
Domanda 4 — Il pubblico come testimone e come parte del processo
Nella Mozart Symphonies Challenge il pubblico non arriva “a concerto fatto”: entra nel laboratorio, guarda la fatica, le decisioni, gli errori, le soluzioni, la tensione, l’ironia, la concentrazione… e poi torna la sera per sentire il risultato di quel lavoro.
È un ruolo completamente diverso da quello tradizionale.
Che tipo di pubblico hai visto nascere attorno alla Challenge? E come cambia — secondo te — la loro percezione della musica quando vedono la sinfonia formarsi sotto i loro occhi? (Se vuoi puoi aggiungere: che cosa ti sorprende di più delle loro reazioni, dal vivo o nei commenti dopo la diretta.)
Daniele Camiz
Siamo arrivati al concerto n.19 su 24 e stiamo per provare e suonare la 46esima di 51 sinfonie e non avrei mai immaginato di avere un pubblico sempre crescente durante la prova! Molte persone mi hanno detto che assistere alla prova ha permesso loro di capire meglio come funziona l’orchestra, a cosa serve il direttore, ma soprattutto ad apprezzare la musica che poi ascoltano al concerto. A volte lavoriamo su un frammento o su un particolare o su una atmosfera generale che possono sprigionare nuovi modi di sentire le sinfonie. Senza considerare che molte sinfonie (soprattutto le prime) non sono così note come le ultime. Inoltre durante le prove io uso un microfono, per farmi sentire bene anche dal pubblico in chiesa (la Chiesa Valdese di piazza Cavour a Roma N.d.R.): spesso racconto cose, faccio esempi, canto, evoco immagini o sensazioni, e penso che siano per tutti, non solo per i musicisti. Come docente mi è capitato più volte di portare i miei studenti (di Storia della musica al liceo musicale N.d.R.) a delle prove aperte presso importanti istituzioni e di non aver potuto apprezzare granché perché niente di quello che il direttore chiedeva o suggeriva era udibile dalla platea.
Domanda 5 — La tua voce, tra podio e pedagogia
Usi il microfono durante la prova, spieghi, canti, evochi immagini.
È quasi una “regia narrativa” della musica, che permette al pubblico di capire mentre la musica si costruisce.
Quanto è naturale per te questa dimensione pedagogica? E quanto influisce il fatto di essere un docente di storia della musica, oltre che un direttore? Ti senti, in un certo senso, di portare in orchestra il tuo modo di insegnare — o succede il contrario, e porti nella scuola quello che vivi in orchestra? (Ti lascio libertà totale: puoi rispondere in modo intimo, tecnico, o raccontare un episodio emblematico.)
Daniele Camiz
Per me è assolutamente naturale: mi è sempre venuto spontaneo insegnare e trovo che trasmettere ciò che si è imparato agli altri sia una delle cose più belle che si possano fare. Ovviamente il fatto di essere anche docente di storia della musica ha una grande influenza sul direttore d’orchestra.... e vice versa! L’approccio storico-critico mi aiuta a guardare la musica che devo dirigere in maniera più completa, mi aiuta a capire meglio il testo nel contesto in cui è nato, a distinguere ciò che è davvero nel testo da ciò che ci è entrato dopo, anche a provare una certa "freschezza", mettendomi nei panni e nelle orecchie dei primi ascoltatori.... insomma mi fornisce continuamente spunti per ricreare la musica insieme all’orchestra. D’altra parte, quando sono in classe, cerco sempre di ispirare gli studenti ad ascoltare come fa un direttore d’orchestra e di trasmettere l’idea dell’attenzione partecipativa collettiva e coordinata, proprio come quella di un’orchestra....
Domanda 6 — Mozart come laboratorio, non come monumento
Dalle tue parole emerge un’idea molto forte: Mozart non come un autore “da museo”, ma come un territorio da esplorare ogni volta, rimettendo in gioco ascolto, contesto, freschezza e responsabilità collettiva.
Ti chiedo allora: dopo aver attraversato ormai gran parte delle sinfonie, che Mozart sta emergendo per te dalla Challenge? È diverso dal Mozart che pensavi di conoscere prima di iniziare questo percorso? E c’è qualcosa che ti ha sorpreso — musicalmente o umanamente — lungo questa traversata? (Se vuoi, puoi partire da una sinfonia precisa, o da un cambiamento di sguardo che senti tuo oggi.)
Daniele Camiz
Ho trovato tanti Mozart in realtà e, dici bene, nessuno "da museo". Ho sempre pensato che l’idea del Mozart "perfetto e divino" fosse qualcosa che non rispecchiasse la mia esperienza di ascolto e effettivamente ho trovato conferma in quella sensazione. Dopo 46 sinfonie (e anche quasi tutte le ouverture e altri brani...) eseguite trovo che il nostro abbia avuto la sua strada come tutti gli altri compositori e tutti gli altri esseri umani, facendo le sue prime esperienze con l’aiuto del padre Leopold, poi facendo tanti esperimenti dentro i limiti di un impiego che non gli consentiva molta libertà e infine la conquista della propria indipendenza a Vienna, nella buona e nella cattiva sorte (..!). Nel corso delle sinfonie ho ritrovato tutti questi aspetti: la genialità giocosa delle prime sinfonie (sicuramente supervisionate da papà Lopold) gli esperimenti formali e a volte l’uso di strutture standard e poi la maturità in cui lo stile diventa davvero "mozartiano". La cosa che rimane sempre è espressa dal senso della parola "teatro" che trovo onnipresente in tutte le composizioni di Mozart: non nel senso di teatrale o esagerato, ma nel senso del desiderio di rappresentare le emozioni umane in tutte le loro sfaccettature e di passare da una all’altra in maniera anche molto rapida, ma sempre perfettamente riconoscibile, proprio come nella vita.... a volte basta un cambio imporvviso di armonia, una sorpresa nel fraseggio, una interruzione inaspettata... confesso che ad ogni nuova sinfonia trovo sempre molte di queste cose e spesso mi emoziono per quanto mi entusiasmano.
«…il desiderio di rappresentare le emozioni umane in tutte le loro sfaccettature… proprio come nella vita…»
Domanda 7 — Dirigere Mozart oggi: responsabilità e libertà
Se Mozart è, come dici, teatro della vita umana — fatto di contrasti, sorprese, cambi improvvisi di luce — allora dirigere queste sinfonie oggi non è solo un fatto stilistico, ma anche una presa di posizione interpretativa.
Qual è, secondo te, la responsabilità di un direttore d’orchestra che affronta Mozart nel XXI secolo? Dove senti di dover essere fedele al testo e dove invece rivendichi uno spazio di libertà, di rischio, perfino di esposizione personale — soprattutto in un progetto come la Mozart Symphonies Challenge? (Se vuoi, puoi anche parlare di ciò che non vuoi fare quando dirigi Mozart, di ciò da cui senti il bisogno di prendere le distanze.)
Daniele Camiz
Facciamo una premessa importante: la Mozart Symphonies Challenge è, appunto, una challenge, che presenta molti rischi (ma anche enormi soddisfazioni). Non è pensata per dare soluzioni interpretative esemplari, ma per vincere la sfida di riuscirci in una prova e con una orchestra non professionale (anche se spesso il livello è alto). fatta questa premessa posso dire che la responsabilità di un direttore che oggi affronta Mozart è importante: da una parte ci troviamo davanti ad un "mostro sacro" che a volte è ancora visto come la perfezione dell'equilibrio, dell'eleganza ecc.. senza nulla togliere a queste caratteristiche trovo che sia importante ridargli la freschezza, la comunicatività, la trasparenza, l'immediatezza e la "teatralità" che (secondo me) a volte viene persa. dall'altra parte oggi spesso i direttori hanno poco tempo, poche prove, poco tutto e si corre il rischio di trattare questo repertorio in maniera superficiale, perché comunque non è tecnicamente difficile paragonato alla complessità del grande repertorio tardoromantico o novecentesco. Sulla fedeltà al testo direi che è proprio quella che lascia la maggiore libertà individuale: Mozart è piuttosto preciso nelle indicazioni, soprattutto per quanto riguarda l'articolazione e la dinamica, ma solo se ci immaginiamo la "scena" riusciamo a capire il senso delle indicazioni, senza la necessità di cambiare una virgola.
Domanda 8 — L’orchestra come comunità, non come macchina
La Mozart Symphonies Challenge si fonda su un’orchestra che non è stabilmente professionale, ma che affronta un repertorio centrale con tempi, responsabilità e aspettative molto alte.
In questo contesto il ruolo del direttore cambia profondamente.
Che tipo di relazione costruisci con l’Orchestra ICNT in un progetto come questo? Quanto contano fiducia, ascolto reciproco e senso di responsabilità condivisa rispetto all’idea tradizionale di “controllo” del risultato? E pensi che questo modo di lavorare trasformi anche i musicisti, non solo il suono finale? (Se vuoi, puoi raccontare come reagiscono i musicisti alla prova aperta o cosa vedi cambiare nel loro modo di suonare nel tempo.)
Daniele Camiz
La relazione con l'Orchestra ICNT è come quella di una famiglia o di un bel gruppo di amici. è molto bello lavorare insieme e i musicisti sono sempre molto felici di aver partecipato. la formula della prova aperta al pubblico rende tutti molto responsabili e determinati a fare il meglio. nel corso del tempo è ovviamente migliorata la preparazione che ciascuno dedica individualmente alla propria parte, in modo da risparmiare tempo nella prova d'insieme. mi accorgo che sempre di più le nostre prove sono dedicate all'ascolto reciproco, alla ricerca del senso musicale, del carattere, anche dell capacità dell'orchestra di autoregolarsi in esecuzione.... insomma un progresso continuo che non mi sarei aspettato quando abbiamo iniziato. Tutti i musicisti che hanno partecipato hanno sempre apprezzato il clima di collaborazione sereno, sincero , spesso divertente, sempre entusiasmante, che si vive durante la prova e il concerto.... sicuramente è merito loro....:-)
Domanda 9 — Dopo la Challenge: che cosa resta
Siete ormai molto avanti nel percorso: 19 concerti su 24, 46 sinfonie affrontate, un pubblico fidelizzato, un’orchestra cresciuta insieme al progetto.
Guardando indietro, è evidente che la Mozart Symphonies Challenge ha già lasciato un segno. Ma guardando avanti ti chiedo:
Che cosa pensi resterà davvero di questa esperienza — per te, per l’orchestra, per il pubblico? E immagini che questo “modo di fare musica” possa diventare un modello replicabile, o resterà qualcosa di irripetibile, legato a questo tempo, a questa comunità, a questo Mozart? (Se vuoi, puoi anche accennare a come immagini l’ultimo concerto, o a cosa ti piacerebbe portare con te dopo la conclusione della Challenge.)
Daniele Camiz
Ancora non oso pensarci.... quando tutto è iniziata la MSC ( 10 febbraio 2019) l'idea era di farne una al mese e di terminare a dicembre 2021. poi il COVID ha interrotto tutto per un po'. quando abbiamo ripreso ho capito che non saremmo riusciti a fare davvero un concerto al mese e allora ho diluito un po' e se tutto vabene finiremo a dicembre 2026. L'idea di finire ancora non l'ho digerita... e nel 2027 c'è il bicentenario della morte di Beethoven.....Inoltre ci sarebbero anche le 104 sinfonie di Haydn che meriterebbero di essere esplorate tutte...chissà. il modello del fare musica resta, in realtà è già il modello professionale in cui in poco tempo si deve risolvere tutto....quello che mi piacerebbe conservare è il clima che, talvolta, nel contesto professionale si perde un po'....
Domanda 10 — La musica come spazio umano
Parli di un clima che talvolta, nel mondo professionale, si perde: la serenità, la fiducia, il piacere di fare musica insieme, pur dentro richieste altissime.
Se dovessi dire, oggi, che cosa ti ha insegnato davvero la Mozart Symphonies Challenge — non solo come direttore, ma come musicista e come essere umano — che cosa porteresti con te anche se domani questo progetto dovesse finire? (È l’ultima domanda: puoi rispondere come vuoi, anche in modo molto personale.)
Daniele Camiz
quello che mi ha insegnato come direttore d'orchestra è avere un ascolto attentissimo, un pensiero super rapido e la capacità di trovare soluzioni immediate ed efficaci. come essere umano il modo di lavorare con tanta concentrazione, tanta energia ma sempre con affetto e simpatia.
«…lavorare con tanta concentrazione, tanta energia ma sempre con affetto e simpatia.»
Conclusione editoriale
Questa conversazione non nasce per fissare un metodo né per proporre “modelli” interpretativi.
È piuttosto una traccia: un modo di fare musica che mette al centro il processo, la relazione, e l’idea che il pubblico possa essere parte dell’ascolto non solo come spettatore del risultato, ma come testimone del lavoro.
In questo senso, la Mozart Symphonies Challenge appare come un laboratorio umano prima ancora che musicale: un luogo in cui il rischio diventa occasione di verità, e la verità diventa comunità.